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Il deserto del Sahara: tra natura e cultura.

Aggiornamento: 15 ago 2021

Un deserto immenso, un tramonto, e una popolazione locale felice e spensierata: bastano solo questi tre ingredienti per vivere un'esperienza unica al mondo. Partiamo alla traversata del Sahara: dal tramonto alle stelle, dal fuoco che illuminava le nostre tende all'alba che sorge tra le dune: benvenuti in Marocco.

 

Nel Novembre del 2019, giusto pochi mesi prima di quella che poi si rivelerà essere una delle più grandi pandemie di tutti i tempi, parto alla scoperta del Marocco: dei suoi colori, dei suoi sapori e dei suoi (tantissimi) rumori. Durante il mio itinerario in Marocco che potete leggere qui, ho avuto il piacere di scontrarmi con diverse realtà: dalla bellezza architettonica di Marrakech, alla sacralità della cultura islamica, alla confusione della medina. Tuttavia, ciò che ricorderò e che per sempre avrà un piccolo angolo del mio cuore è senz'altro la tranquillità del deserto del Sahara.

Prendersi una pausa dalla confusione della città è quanto utile quanto indispensabile quando si viaggia in Marocco, ed averlo fatto nel mezzo del deserto più grande al mondo è stata una delle esperienze più belle della mia vita.



Partiamo nel pomeriggio io, la mia ragazza, due dromedari ed un pazzo scatenato che ci condurrà verso l'ignoto per le prossime tre ore. Sono già tante la risate quando la nostra guida Azir ci invita a salire sui dromedari; esperienza abbastanza traumatica quanto indimenticabile: già da lì avremmo dovuto capire che sarebbero state istantanee indelebili nelle nostre menti e nel nostro cuore. Dopo quindici minuti di traversata già non vedevamo più nulla: eravamo come una piccola barca in mezzo all'oceano, con una piccola differenza: non avevamo tonnellate di acqua, bensì solo due bottigliette e, soprattutto, nulla che ci potesse guidare, se non un pazzo e scalzo marocchino pieno di energie.

Si dice che ogni tanto perdersi nei propri pensieri possa dare giovamento al corpo e all'anima di una persona: lasciare i problemi alle spalle, provare solo per un attimo a godersi il momento senza pensare a quel che è stato o quel che sarà: il deserto penso sia stato creato appositamente per fare ciò. Il deserto ti permette di viaggiare con la mente solo attraverso lo sguardo di una duna in lontananza; quella duna che perdi in un istante e credi di ritrovare poco dopo, per poi renderti conto che è impossibile orientarsi se quel deserto non lo hai vissuto per anni ed anni.


Non avevamo paura, eravamo spensierati: io e lei seduti su due dromedari bellissimi; la nostra folle guida che camminava sulla sabbia con un'energia pazzesca ed una voglia di vivere che chiunque avrebbe notato: un sogno.

Sì, un vero e proprio sogno. Quei paesaggi che desideri mentre progetti il tuo viaggio; che prendono forma e ti fanno render conto che stai vivendo esattamente ciò che avevi immaginato e sognato qualche mese prima: sabbia ovunque, tramonto all'orizzonte, un anziano ed i suoi amati dromedari che lo seguono da quindici anni.


Ci fermiamo. Ci sediamo su una duna di sabbia ed ammiriamo il tramonto che scompare all'orizzonte dieci minuti dopo. Restammo tutti in silenzio ad ammirare uno spettacolo della natura che difficilmente avremo occasione di rivivere. Negli occhi di Azir c'era l'amore per la sua terra e per i suoi dromedari. Sembrava comunicarci in una lingua sconosciuta quasi come un padre fa con il proprio figlio: istantanee indelebili in uno scenario pazzesco.

La fatica si fa sentire; non abbiamo incontrato nessuno lungo il percorso; i dromedari non sono poi così comodi dopo quattro ore di traversata: ormai si fa notte, Azir guarda il cielo e si orienta con le stelle; non capiamo sinceramente come faccia, ma "perdersi" nel deserto a più di decine di chilometri dalla civiltà, nel buio della notte illuminata solo da quelle fantastiche stelle che guidano Azir è una sensazione che auguro a tutti: quel sapore di libertà è impagabile; vorremo rimaner fermi li per tutta la serata, se solo le temperature non calassero drasticamente durante la notte marocchina.


Arriviamo al camp dove ci attendono tre turiste spagnole e quattro ragazzi marocchini intenti a cantare e ballare attorno al fuoco. Ceniamo tutti insieme del cibo tipico e passiamo la nottata attorno ad un falò tentando di suonare gli strumenti più disparati: era tutto ciò che avevo sognato ed immaginato solo qualche settimana prima: erano esattamente quelle sensazioni che avevo immaginato; era un sogno e finalmente lo stavamo vivendo a pieno.

Dormiamo in una tenda; ci svegliamo alle cinque per ammirare l'alba sorgere direttamente dalle dune: lo spettacolo davanti ai nostri occhi è impressionante. Torniamo con una Jeep verso la civiltà abbandonando quella terra che ci ha lasciato tanto, sia a livello culturale che affettivo. Una terra con tanto


da raccontare ed una popolazione berbera con un passato difficile ma che grazie al turismo oggi sta vivendo anni di importante ripresa. Lasciamo nel deserto del Sahara un pezzo di cuore che - speriamo - passeremo a riprenderci tra qualche anno, rivivendo quella sensazione di libertà e spensieratezza che ogni persona presente sulla Terra - prima o poi - necessita di vivere; quella sensazione di pace con se stessi; quella sensazione di sentirsi a proprio agio in un ambiente ospitale, unico e ricco di energia.



 

Andrea Almanza di Your Travel Tips ©

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